Ci si mette anni a costruirle, poi crollano con un soffio di vento, poi si ricompongono. E capita più spesso di quanto si creda. Non sto a fare esempi, perché scadrei o nel troppo personale o nel troppo politico. Anche se il personale, si sa, è politico, e viceversa.
Così, non ci resta che lo sportivo: l’Inter era grande quando ero piccolo, poi è diventata piccola quando ero grande, e adesso è quel che l’è. Il Milan non era molto grande, è finito pure in serie B, poi è arrivato il Berluska e ora viaggia verso il Campionato Siderale, ove incontrerà marziani e venusiani, che di calcio sanno giusto che c’è una porta. Però vince (il Milan), e giù il cappello.
A proposito di Capello: quando avevo circa 8 anni, si mormorava che il Capello (Fabio) giocasse bene perché aveva il “cü bas”. Tipo il Beccalossi, per intenderci. Non ricordo grandi recensioni sulle sue partite, e, come accade talvolta, un modesto giocatore diventa un grande allenatore, o presunto tale (Mancini, Lippi, Mandorlini - Mandorlini ! - and so on). Ora Capello va ad allenare gli inglesi, e buon per lui, dico io, io per 4,5 milioni di € all’anno allenerei anche la Vercellese.
Ho qualche dubbio che il Capello capisca davvero di calcio, come, peraltro, nessuno. La palla è rotonda, come la tocchi dipende da troppi fattori, insomma, il gioco del calcio, a livello di aleatorietà, non è molto distante dalla roulette. Poi penso a mio papà, grande giocatore, col fisico adatto, pure, ma costretto dagli eventi a fare altro (lavuà, guadagnà). Chissà se avesse potuto giocare, e nel frattempo studiare, sarebbe diventato il primo storico dell’arte-ala destra.